Che cos’è l’Anisakis? Tutto sul parassita del pesce crudo: “Attenzione massima”

Assumere pesce crudo richiede alcune attenzioni per ridurre la possibilità di intossicazioni e infezioni causate da batteri patogeni o parassiti insidiosi che causano infezioni.

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Anisakis parassita pesce crudo (Foto di tonaquatic AdobeStock)

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Il pesce in tutta Italia si è sempre mangiato vista la nostra vocazione costiera, ma sono solo 10 anni circa che la moda orientale di mangiarlo crudo si è diffusa lungo tutta la Penisola da Nord a Sud senza eccezione.

Ovviamente però questo ha comportato anche l’insorgere di una problematica che fino ad allora era sconosciuta, ovvero la presenza di agenti patogeni o parassiti che potrebbero infettare l’intestino e la funzionalità gastrica umana.

Il pesce crudo può essere contaminato da diversi microrganismi, tra questi ricordiamo Vibrioni, Listeria, Eschirichia coli o Salmonelle che provocano infezioni o tossinfezioni più o meno gravi.

Raramente però possono mettere in pericolo la vita e solo in soggetti particolarmente deboli come bambini e anziani con sistema immunitario debilitato.

Il rischio maggiore per chi consuma pesce crudo si chiama Anisakis, il parassita più spietato di tutti che però muore quando tutti i punti del pesce raggiungono una temperatura superiore ai 60° C.

Che cosa provoca questo parassita e come poterlo curare nei soggetti che lo contraggono tramite l’alimentazione di pesce crudo?

Anisakis: contagio, sintomi e terapia farmacologica del parassita del pesce

Questo insidioso parassita si trova in molti pesci tra cui tonno, salmone, sardina, acciuga, merluzzo, pesce spada, calamari, nasello e sgombro.

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Ristorante sushi all you can eat (Foto di Ivan Samkov da Pexels)

Che forma ha? È simile a un vermicelli filiforme, visibile anche a occhio nudo, rimane immobile all’interno tubo gastro-enterico del pesce  in attesa del passaggio all’interno di mammiferi che si cibano del pesce parassitato.

La maggior parte di casi positivi da contaminazioni di Anisakis si riscontra nel pescato che ha sostato per un certo periodo di tempo dal momento della pescata a quello dell’eviscerazione.

Il parassita si impianta quindi sulla parete dell’apparato gastrointestinale, dallo stomaco fino al colon. dove attaccano le mucose interne determinando una parassitosi acuta o cronica.

Questa si manifesta fin dopo poche ore dall’ingestione pel pesce e si manifesta con intenso dolore addominale, nausea, vomito. In seguito causa granulomi eosinofilici nella zona stomaco-intestino che vanno tolti solo tramite piccoli interventi chirurgici.

Esiste anche un trattamento farmacologico a base di albendazolo (prodotto antielmintico ovvero un farmaco contro i vermi) e cortisonici mirati.

Cosa fare per evitare di incorrere nel parassita?

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Sushi (Foto di Design n Print da Pixabay)
  • Evitare di consumare pesce e molluschi crudiche non siano sottoposti a congelamento;
  • Ove possibile, verificare sempre che chi vi porta o somministra a tavola pesce abbia tutta la documentazione in regola ad utilizzare pesce congelato o a sottoporre a congelamento preventivo il pesce fresco somministrato crudo (Circolare n°10 del 11/03/92 del Ministero della Sanità e ordinanza ministeriale del 12/05/92 a spiegazione della Direttiva Europea 91/493 del 22/07/91);
  • Mentre in caso di consumo casalingo sottoporre il prodotto a temperature elevate superiori ai 100°C oppure temperature molto basse –20°C per almeno 24 ore.