Antonino Cannavacciuolo: quando era costretto a dormire in macchina

Antonino Cannavacciuolo: quando era costretto a dormire in macchina

LA PREPARAZIONE
di Marco

Antonino Cannavacciuolo: quelle sere in cui era costretto a dormire in macchina, il racconto che lascia tutti di stucco

Cannavacciuolo
Antonino Cannavacciuolo, quando era costretto a dormire in macchina

Antonino Cannavacciuolo è uno degli chef più amati dal pubblico italiano. Di lui sappiamo tutto, anche dove è nato: nella meravigliosa cittadina di Vico Equense, in Campania. Nascere al sud a lui ha dato una marcia in più, come dice in un’intervista nel programma ‘Ci pensa Antonino’: “A Vico Equense, da un lato avevo la montagna e dall’altro il mare: io avevo a che fare con quasi tutti i tipi di cibo”. Beh, in effetti è così. Possiamo dire, dunque, che lo chef Cannavacciuolo fosse un predestinato? Chissà. Può darsi di sì. Intanto, però, spuntano alcuni incredibili retroscena sullo chef stellato. Dei retroscena riportati dal Corriere della Sera mediante un’intervista rilasciata dai suoi genitori. In particolare, da sua mamma.

Quando Antonino Cannavacciuolo dormiva in macchina

L’amore per la cucina l’ha sempre contraddistinto. Come si legge nella lunga intervista, sua madre racconta che da bambino preparava panini al salame per i suoi amici. E in casa la aiutava pelando patate e carote. E’ stata dura, la mamma di Antonino Cannavacciuolo: “Se i figli non li raddrizzi a una certa età, poi non riesci a farlo più”, queste le sue parole per spiegare il motivo per cui ha usato il pugno duro. “Antonino è sempre stato buono, ancora oggi mi chiama tre volte al giorno. E’ affettuoso”, spiega nell’intervista. Ma poi ci parla delle marachelle. Di quando non si comportava da figlio obbediente e pertanto si beccava qualche punizione: “Quando impennava con la vespa gliela sequestravo almeno per 15 giorni”. Poi, aggiunge: “Se invece rientrava tardi a casa lo facevo dormire in macchina. La mia macchina, una vecchia 600″. E per quanto fosse giovane, Antonino è sempre stato bello alto: per cui, possiamo immaginare quanto siano state scomode quelle notti in auto.

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