Battuti i francesi anche su questo: nel mondo piace più quello italiano

Vinitaly 2022 con dati record per l’export italiano nel mondo, si sta riducendo infatti il gap in termini di valore con la Francia. Vediamo i dati di vendita degli ultimi mesi. 

Vinitaly 2022 gap Italia Francia si accorcia export vino
Bandiera italiana (Foto di weyo AdobeStock)

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Si è conclusa ieri la 54esima fiera in presenza, dopo due anni di stop forzato legato al Covid. Vinitaly, l’appuntamento più atteso per il business e la promozione del settore vitivinicolo si è svolto con un enorme successo a Veronafiere, dal 10 al 13 aprile.

Si tratta dell’edizione dei record di questo salone internazionale dei vini e dei distillati che si è presenta con un quartiere espositivo sold out fin da subito. Presenti 4.400 aziende provenienti da 19 nazioni, oltre 30 convegni e 76 super-degustazioni in programma.

Presenti anche 700 i top buyer esteri di vino italiano accreditati a Vinitaly da 50 Paesi: sono stati 650 quelli giunti a Verona grazie alla campagna promossa da ICE-Agenzia.

Inoltre la mostra mercato ha dato spazio anche agli espositori esteri nell’International Wine Hall, ovvero il padiglione riservato alle produzioni internazionali di tutti quei Paesi diretti competitor dell’Italia, come Francia, Brasile, Sud Africa, Slovenia, Argentina, Spagna, Serbia, Macedonia, Libano.

Questa del Vinitaly 2022 però è anche stata l’occasione della rinascita per un settore che negli ultimi anni ha avuto pochi sbocchi di promozione ma che nonostante tutto in sordina si è mosso magistralmente facendosi amare e conoscere (non solo in Italia).

Come dicevamo, la fiera è stata l’occasione per il rilancio dell’export per le piccole medie imprese che ruotano attorno al comparto vitivinicolo. È emerso infatti in modo prepotente che Settore che l’Italia è ad oggi il maggior produttore al mondo con una quota del 18,5%, tutto questo reso possibile grazie a 130mila imprese agricole, oltre 45.600 aziende vinificatrici e un numero di addetti che si aggira sull’1,3 milioni.

Un bello smacco per la Francia che perde posizioni in classifica, si riduce infatti il gap che da sempre ha posto questi due Paesi in competizione diretta sull’export di vino nel mondo.

Vinitaly 2022, l’export italiano cresce in modo esponenziale (e piace anche ai francesi)

Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, ha così condensato lo spirito di questo ultimo evento: “Vinitaly è il brand ombrello del vino italiano più conosciuto al mondo. Questo è un dato di base oggettivo su cui costruire le trame comunicative e di marketing in favore del made in Italy”. 

Prosecco export 2020 e 2021 batte Champagne
Prosecco calice (Foto Instagram @proseccodoc)

Sace ha stilato un’analisi proprio in occasione della mostra mercato a Verona e ha spiegato come al momento, nonostante la crisi sanitaria ed il fermo, il vino rappresenti oggi un quarto dell’export dell’agroalimentare Made in Italy.

Ha saputo resistere in maniera preponderante alla pandemia tanto che le sue performance di vendita all’estero nel 2021 sono state del +12,4% rispetto all’anno precedente (per un valore di 7,3 miliardi).

L’Italia è tra i primi esportatori al mondo, aspetto che fa scendere in modo rilevante il gap che da sempre la divide con la cugina Francia ed il suo Champagne amato in tutto il mondo.

Sembra un’ingiuria per i francesi, ma Parigi nel 2021 ha visto il suo peso mondiale scendere sotto il 30%. Madrid ha perso il 9% di vendite fuori confine nazionale.

Nella nota Sace si legge: “A giocare a favore dei cugini d’oltralpe sono i prezzi dei vini, mediamente più alti di quelli italiani, in particolare nel confronto tra bollicine con lo Champagne francese da un lato e il prosecco italiano dall’altro“. 

Se si guarda invece la quantità i dati mostrano invece che la quota maggiore è attribuibile alla Spagna (pari al 20,2%), seguita dall’Italia (20,1%) mentre la Francia rappresenta “solo” il 13,7% nelle vendite estere.

 

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Chi si aggiudica il podio per il nostro Paese? Il Veneto con quasi 2,5 miliardi di esportazioni grazie al Prosecco di Treviso con 830 milioni di bottiglie vendute fuori confine soprattutto in America, Canada e Giappone (+15% rispetto allo scorso anno). Seguono a ruota poi Piemonte e Toscana.