Le bollicine sono tutte uguali? Ecco la differenza tra vini frizzanti e spumanti

Le bollicine vengono consumate tutto l’anno, per ricorrenze speciali ma anche come aperitivo tra amici o durante cene importanti. Sapete però distinguerli? Cerchiamo di fare chiarezza sul tema. 

Bollicina
Bollicina (Foto di Nicky ❤️🌿🐞🌿❤️ da Pixabay)

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Si parla spesso di bollicine per indicare con un termine generico quei vini bianchi usati come aperitivo tra amici o per accompagnare piatti estivi molto freschi e sapidi.

Immancabile però anche il brindisi di Capodanno con una bollicina fredda per inaugurare in maniera scoppiettante anche l’anno nuovo che inizia.

Le bollicine vengono sempre prodotte grazie ad un processo chimico attraverso cui l’anidride carbonica che si produce durante la fermentazione resti attiva per tutta la vita dell bottiglia finchè questa non è stappata.

È poi la pressione che ogni azienda introduce (e la successiva fermentazione) che determina se un vino bianco è spumante, frizzante o frizzantino.

Una volta aperta la bottiglia l’anidride carbonica tende a risalire in superficie dando vita alle bollicine (o perlage) che tutti noi conosciamo. Molti sommelier di rinomata bravura anche solo osservando le bollicine che coprono la superfice del bicchiere a dire se quel vino è di ottima qualità o no, nonché il suo grado di frizzantezza.

Se invece non siamo sommelier come facciamo a capire che vino è un frizzante o uno spumante? Ve lo sveliamo subito.

Vini spumanti e frizzanti, la differenza è evidente: a cosa prestare attenzione

Innanzitutto dobbiamo distinguere tra vini frizzanti e spumanti in quanto i primi presentano una pressione inferiore a 2,5 atm mentre nei vini spumanti l’anidride carbonica disciolta ha una pressione di almeno 3,5 atm.

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Prosecco made in Treviso per Capodanno Elisabetta II
Prosecco (Foto di Salo Al da Pexels)

Le bollicine dei vini leggermente frizzanti saliranno con minore intensità rispetto ai vini frizzanti, fino ad arrivare ai vortici di bollicine per gli spumanti.

I vini SPUMANTI a loro volta si dividono in:

  • Metodo classico

Come il Franciacorta, il Trento Doc, l’Altalanga, lo Champagne. In questo caso i vini subiscono una rifermentazione in bottiglia venendo a contatto con i lievi per un periodo più lungo, portando quindi il prodotto ad essere più elaborato e con sentori più persistenti di pasticceria e legno. In questo caso anche le bollicine sono più persistenti, piccole e molto numerose.

Franco Ziliani morto padre Franciacorta dettagli
Calice di Franciacorta (Foto Instagram @franciacorta)
  • Metodo Martinotti o Charmant

come il Prosecco. In questo caso i vini subiscono una rifermentazione in contenitori in acciaio inox ed il contatto con i lieviti è più breve. Anche il gusto quindi sarà meno complesso e più bevibile, con sentori leggeri fruttati che quello classico non ha.

Qui le bollicine saranno meno numerose e meno persistenti, anche più grandi (che però nel caso del Prosecco nella stragrande maggioranza dei casi non è segno di pessima qualità).