Carnevale a Venezia, non dimentichiamo i mammalucchi. Ricette storica nata da un errore

Forse li conoscono soli i veneziani, non sono certo uno dei dolci più pubblicizzati fuori dalla città anche se la sua storia varca i confini nazionali. Scopriamo cosa sono i mammalucchi.

Mammalucchi veneziani ricetta storia errore
Mammalucchi veneziani (Foto Instagram)

Canevale a Venezia vuol dire frittelle e crostoli per tutti i turisti che vi si recano durante queste giornate frenetiche di festa in piazza e per le strade di tutta la città.

Abbiamo già trattato quali sono i migliori locali-pasticcerie dove comprare le fritole, e probabilmente vi sarete soffermati tra le righe su un altro dolcetto tipico del periodo che però non molti conoscono.

Nella città lagunare però si fanno anche grandissime scorpacciate di mammalucchi, golosità cilindriche a base di uvetta e canditi con un cremoso interno leggermente spumoso. Il tutto arricchito da una copertura di zucchero semolato dentro cui i dolcetti sono bagnati appena tolti dall’olio di semi.

Queste prelibatezze costano 1,50 euro e si trovano solamente nella pasticceria Targa di Alessandro e Marco Rizzetto in Ruga Rialto, San Polo, 1050.

La deliziosa ricetta dei mammaluchi è antica e segreta e gli attuali proprietari spiegano di non conoscerla pur sapendo che si tratta di un errore del vecchio pasticcere oggi 88enne Sergio Lotto, da cui hanno ereditato il locale, mentre preparava le frittelle.

Vedendo quella strana massa di pasta con uvetta e canditi il pasticciere esclamò: “Che mammalucco sono stato!“, ovvero “Che sciocco sono stato!” (espressione utilizzata anche ai giorni nostri). Ancora meno persone sanno che si tratta di una parola araba che significa ‘schiavo comperato’.

Come mai questa correlazione? La parola identifica gli appartenenti a quelle milizie turche e circasse, originariamente formate da un corpo di schiavi convertiti all’islamismo, che presero il potere in Egitto fra il XIII ed il XVI secolo, poi però vennero sconfitti definitivamente da Napoleone I una volta giunto nel Paese a fine Settecento.

Ricetta ancora segreta, ecco cosa sappiamo oggi

La correlazione tra la parola veneta ‘sciocco’ e quella di ‘schiavo comparato’ è spiegata dalla Zanichelli: lo schiavo infatti è colui che per interesse o paura, addirutura incapacità di essere padrone dei propri pensieri, è abituato a eseguire gli ordini altrui.

Un modo poco simpatico, e forse discutibile, ma che ormai in città è comune e difficilmente potrebbe essere cambiato.

Maschera veneziana
Maschera veneziana (Foto Pixabay)

La deliziosa ricetta dei mammalucchi resta ancora segreta e neppure pressando i titolari si ha modo di conoscerne la preparazione o almeno gli ingredienti completi che formano questa delizia.

Durante il Carnevale davanti la pasticceria c’è sempre la fila a conferma la sua bontà nonostante il passare dei decenni (secoli adirittura!). Continuano a far venire l’acquolina, non solo ai veneziani, ma anche ai turisti in transito visto che ogni guida cartacea che si rispetti li menziona come cibo street food da assaggiare assolutamente almeno una volta nella vita.

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Quel che è certo è che l’errore di Lotto ha fatto si che l’impasto non fosse completamente lievitato quando si apprestò a friggerlo. La massa a base di canditi e uvetta era ancora molto densa e a contatto con la frittura ha dato vita a questo capolavoro.

La forma cilindrica ha fatto poi il resto visto che è molto inusuale rispetto alle classiche frittelle che vediamo in giro, sofficissime con una pastella sottile e un cuore caldo di uvetta, pinoli, spesso crema o zabaione. Vi abbiamo fatto venire l’acquolina in bocca, vero?