Caseificio senza latte, il nuovo progetto che ti lascia senza parole

Le sue sono “preparazioni vegetali dal sapore incredibilmente simile ai formaggi tradizionali”. Tutto sul progetto di Barbara Ferrante che a San Giovanni Persiceto ha aperto il suo caseificio 2.0.

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Formaggi senza lattosio (Foto di Leandro Bezerra da Pexels)

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Si celebrerà il prossimo 1° novembre la giornata mondiale dedicata a uno stile di vita vegano che implica una maggiore sostenibilità a tutto tondo, dal food all’abbigliamento, dai trasporti fino a tutte quelle pratiche quotidiane che includono l’alimentazione, la scelta del riciclo controllato, eccetera.

Secondo l’ultimo rapporto Eurispes 2020 il 2,4% della popolazione italiana ha eliminato tutti i derivati animali dalla propria tavola, e di questo le motivazioni salutistiche (21,3%) e quelle animaliste (20,7%) sono da traino nella scelta della dieta vegana.

Quindi cosa c’è di meglio che parlare oggi della storia di Barbara Ferrante che ha lasciato la sua Torino dove si occupava di persone disabili per trasferirsi a San Giovanni Persiceto (Bologna) per coronare il suo sogno.

Ha infatti aperto un caseificio dove non si usa latte, ma bensì bevande vegetali di soia e derivati, ottimi per realizzare prodotti alternativi ai formaggi anche se le sue preparazioni vegetali hanno un sapore incredibilmente simile ai formaggi tradizionali“.

Ma da dove è nata questa idea incredibile? Lo ha confessato lei stessa intervistata da Bologna Today.

Barbara Ferrante: “Cercasi vegano intollerante”

Nel 2017 ho avuto la splendida idea di fare un appello sui social. L’ho scritto in un gruppo che riuniva delle persone vegane in Italia, nato per confrontarci e scambiarci informazioni utili. Ho scritto una cosa del tipo: ‘Cercasi vegano intollerante fra i 45 e i 53 anni’. Mi ha risposto il mio futuro marito Roberto“.

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È nata così l’idea di Barbara che in questo modo si è trasferita da Roberto a San Giovanni in Persiceto ed ha apert il suo caseificio.

Nato tutto per gioco, perchè “volevo stupire le persone con prodotti che non contenessero latte pensando di mettere a tavola un tagliere che nessuno avrebbe riconosciuto come fatto di non-formaggi“.

Ha sperimentato e riprovato le sue ricette migliaia di volte condividendole anche su YouTube per capire se al pubblico poteva interessare l’argomento e poi si è buttata a capofitto in questa piccola realtà casalinga.

Racconta anche che c’è stata anche una volta in cui le hanno suonato a casa i Nas insieme ai responsabili legali del Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop.

Questi le hanno contestato il fatto che avesse chiamato i miei prodotti con i nomi Parmino, Vergonzola, Vegorino, la multa è arrivata salata: 4 mila euro. Questo però non l’ha certo demoralizzata.

 

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La voce sulla mia attività si è sparsa e ho cominciato ad avere richieste anche da parte di ristoratori locali. Sono l’unica qui a produrre per cui non si parla di grandi quantità ma gli ordini ci sono e c’è un negozio di Bologna che ha i miei prodotti. In totale sono 20 fra spalmabili e stagionati e vanno chiamati alternative vegetali al formaggio.