Cassazione: vietato prendere acqua in bottiglie di plastica esposte al sole

Cassazione: vietato prendere acqua in bottiglie di plastica esposte al sole

Attenzione alle bottiglie di plastica: se lasciate al caldo per un periodo abbastanza lungo potrebbero diventare particolarmente pericolose per la salute.

In quanto le bottiglie plastica sono realizzate con tereftalato che, una volta entrato in contato con fonti di calore rilascia sia antimonio che bisfenolo A o BPA.

Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze chimiche per produrre plastiche e resine. Può arrecare danni alla salute se utilizzato in dosi considerevoli, può interferire con il sistema endocrino, causare sterilità maschile e indurre la comparsa di tumori, ma secondo un relazione della Food and Drug Administration il BPA sarebbe sicuro ai livelli bassissimi che ricorrono in alcuni cibi

Questa sostanza avrebbe interferenze negative anche sull’azione svolta dai farmaci che vengono impiegati come cura per il tumore. Infatti la chemioterapia risulterebbe inefficace e non consentirebbe l’interruzione dello sviluppo delle cellule malate. Inquanto questa sostanza chimica influirebbe anche sul sistema nervoso e potrebbe danneggiare il processo di segnalazione cellulare, causando un processo di riproduzione delle cellule molto più veloce e incontrollato.

La Cassazione ha comminato un’ammenda di 1500 euro per il commerciante che conservava l’acqua destinata alla vendita in contenitori di plastica esposti al sole. La multa scatta a prescindere dal periodo di tempo in cui l’acqua resta esposta al sole. Inutilmente la difesa legale del commerciante aveva puntato sui tempi brevi dell’esposizione alla luce, sostenendo che l’acqua era stata scaricata e lasciata all’aperto il tempo necessario a portarla nel deposito.
Ma la Suprema corte chiarisce che la vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione (articolo 5 legge 283/1982) é un reato di pericolo presunto. La norma ha, infatti, lo scopo di assicurare che il prodotto arrivi ai consumatori dopo essere stato trattato nel rispetto delle garanzie igieniche. E il cattivo stato di conservazione può essere accertato anche senza ricorrere a specifiche analisi di laboratorio, ma sulla base di dati obiettivi, come ad esempio un verbale ispettivo, foto o testimonianze. A questo punto non solo i commercianti sono in allerta, ma anche molti venditori ambulanti.

 

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