Colesterolo alle stelle, c’è un tipo di farina da evitare assolutamente. Fai attenzione!

Forse non molti sanno che esiste una tipologia di farina che mette a rischio la salute del cuore e può portare il colesterolo a valori molto alti. Proviamo a fare chiarezza sul tema così spinoso.

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Farina bianca (Foto di Алекке Блажин da Pexels)

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Sono sempre di più gli italiani che soffrono di ipercolesterolemia, ovvero i valori di colesterolo troppo alti che il sangue trasporta per via venosa.

Solo per fare un pò di chiarezza nei lettori, quando si parla di “colesterolo alto” di solito ci si riferisce a quello ematico che per il 20-30% proviene dal cibo, mentre il resto proviene dalla produzione endogena del fegato.

Per parlare di questa cosa dobbiamo far riferimento alle lipoproteine, ovvero sostanze che trasportano colesterolo, trigliceridi e fosfolipidi nel flusso sanguigno. Le LDL sono lipoproteine a bassa densità, le HDL sono ad alta densità.

Le lipoproteine HDL sono dei veri spazzini perchè ripuliscono le arterie. Quindi valori più elevati di HDL sono positivi e diminuiscono il rischio di sviluppo di malattia coronarica.

Invece un aumento dei livelli di lipoproteine LDL nel sangue (quelle che portano il colesterolo dal fegato agli altri tessuto) è associato a un aumento di rischio di aterosclerosi.

Spesso questo sbalzo di valori è derivato da fattori generici, ma come dicevamo per una bassa percentuale è modificato dalla nostra dieta alimentare che deve essere così controllata per mantenere il sangue ed i suoi valori in perfetto funzionamento.

Tra i fattori che maggiormente influenzano i livelli di LDL c’è anche una nota tipologia di farina comune che noi usiamo per la preparazione della pizza, pane e biscotti. Vediamo di cosa si tratta.

Farina vs colesterolo alto, qual è la correlazione?

Sembra infatti, da recenti indagini medico-scientifiche, che i livelli di colesterolo alto siano influenzati dal consumo di eccessivo di farina bianca, considerata nemica acerrima della salute del cuore.

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Colesterolo alto (JEGAS RA da Adobe Stock Photo)

La farina si ricava dalla macinatura dei semi crudi e, in base al livello di raffinazione, si ottengono prodotti con caratteristiche molti diverse l’uno dall’altro.

Tra questi, ad esempio, troviamo la farina integrale, la farina tipo 2, la farina di tipo 1, la farina di tipo 0 e infine la farina di tipo 00. La farina più chiara ha una consistenza impalpabile ed è quella di tipo 00.

Lo sbiancamento della farina con ossido di azoto e cloro è stato abolito dalla Comunità Europea negli anni Novanta, quindi, non è questo quello che fa temere i consumatori ed i medici.

La farina bianca, o meglio detta “raffinata”, alla fine della lavorazione ha subito una riduzione di micro e macronutrienti davvero sensibili. Contiene quindi più carboidrati, ma meno lipidi, proteine, fibre, sali minerali e vitamine.

Quello su cui riflettere invece sono le sue caratteristiche intrinseche, entriamo nel dettaglio e vediamo di spiegarle bene:

  • Contiene più carboidrati rispetto ad una farina integrale, circa 9-10 g in più ogni 100 g di alimento.
  • A parità di porzione, il carico glicemico è maggiore rispetto a quella integrale, detto in parole povere l’indice glicemico della farina bianca è circa del 30-40% più elevato rispetto all’integrale.
  • Apporta circa 20 kcal in più ogni 100 g di alimento.
  • Ha valori molto inferiori di fibre, proteine e lipidi (circa -6 g, -1 g e -1 g).

L’iperglicemia che causa questa tipologia di farina raffinata ha un effetto negativo sulla funzionalità delle proteine di trasporto ematiche da e verso il fegato. Inoltre la cosiddetta glicazione altera la struttura dei peptidi, che perdono efficacia.

In particolare viene compromessa con questa reazione la funzionalità delle lipoproteine che restando troppo in circolo di ossidano e perdono di efficienza nel loro ruolo. In particolare con le LDL responsabili del deposito grasso nelle arterie.

Questo alimento assunto in grandi quantità fa male a chiunque, non solo alle persone che per predisposizione genetica hanno problemi di ipercolesterolemia, di glicemia alta o di diabete di tipo 1 o 2.

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Colesterolo buono vs colesterolo cattivo (adrian_ilie825 da Adobe Stock Photo)

Il criterio da rispettare ogni volta che ci si avvicina ad un alimento è quello dell’equilibrio nutrizionale. Non è mai corretto eliminare o eccedere con le quantità, affidatevi sempre ad un medico nutrizionista se avete dubbi e non fate diete fai da te per evitare di incorrere in problematiche ben più serie.