Come capire se l’olio extravergine è buono o rancido? Il trucco infallibile da fare a casa

Siamo davvero sicuri che l’olio evo che abbiamo in dispesa sia davvero buono oppure sia venuto il momento di dirgli addio? Cerchiamo di capire come scoprirlo a casa con un semplice trucco.

Olio evo buono rancido come capirlo trucchi infallibili
Assaggio di olio (Pixabay)

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Avere a casa del buon olio extravergine di oliva magari a Indicazione Geografica è come avere una miniera d’oro di salute a portata di bicchiere.

L’olio evo (forma abbreviata) si ottiene dai frutti dell’Olea europaea L., famiglia delle Oleaceae, che tutti noi comunemente definiamo ulivo, deve le sue proprietà benefiche alla sua peculiare composizione organolettica che lo ha fatto finire dritto nei cibi tipici della dieta mediterranea che tutto il mondo di invidia.

L’olio di oliva è costituito per il 99% da grassi che si dividono nello specifico in:

  • Acidi grassi saturi, di cui il 7-17% di Acido Palmitico e 1,5-4% Acido Stearico
  • Acidi grassi monoinsaturi (63-83%) di cui il principale è l’Acido Oleico
  • Acidi polinsaturi, di cui circa il 13% di Acido Linoleico e circa l’1% di Acido Linolenico.

Oltre a questo la percentuale che manca è composta da composti bioattivi che ne definiscono il gusto e il sapore (proprio per ogni diversa cultivar esistente) e da elementi antiossidanti che permettono un’azione contro l’invecchiamento e l’irrancidimento come gli idrocarburi, tocoferoli, polifenoli, alcoli, steroli e molti altri.

Ma entriamo nel merito della questione: un olio buono di prima spremitura a differenza del vino che più invecchia e più è ottimale, deve essere consumato entro 6 mesi dall’imbottigliamento per mantenere le sue proprietà organolettiche al massimo livello. Il rischio è che si irrancidisca.

Ma cos’è l’olio rancido? È un olio che ha subito un decadimento delle caratteristiche nutritive, in particolare degli acidi grassi che lo compongono, con una conseguente trasformazione sia dell’odore che del sapore.

Olio rancido, come distinguerlo da quello buono: 2 trucchi facili e veloci

Il rancido si manifesta con un odore e un sapore decisamente sgradevoli, che incrementano con il passare del tempo. Questo è dovuto all’alterazione dell’olio, detta irrancidimento, legata al processo di ossidazione a contatto con l’ossigeno, la luce diretta e le temperature elevate.

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Olio d’oliva (Foto di uluer servet yüce da Pixabay)

Se volete capire quando è giunta la fine dell’olio oppure vi hanno venduto un prodotto non buono, ecco due esami d svolgere a casa, uno olfattivo e l’altro visivo.

  • Esame visivo

L’olio evo appena franto oppure filtrato e imbottigliato ha naturalmente un colore vivace che vira dal giallo paglierino al verde acido intenso frutto del quantitativo più o meno marcato di polifenoli. Un olio rancido invece ha una colorazione pallida quasi sbiadita tendente al grigio allora non è più commestibile.

  • Esame olfattivo-gustativo

Fate attenzione all’odore. Se l’olio che avete a casa ha un odore acre che ricorda molto quello della muffa, di alga oppure di umido ha qualcosa che non va. Anche assaggiandolo vi accorgerete che il gusto è amaro e stantio con l’effetto di impastarvi la lingua (come quando si mangia un caco ancora acerbo).

Cucchiaio di olio evo il mattino a digiuno motivo
Cucchiaio di olio evo (Foto di Freesia AdobeStock)

Se lo avete acquistato da poco andate dal rivenditore per farvi risarcire, nel caso contrario in cui lo abbiate da diverso tempo in casa il consiglio è quello di non usarlo neppure per la cosmesi ed il beauty (maschere ai capelli o al viso) perchè potrebbe darvi irritazione alla pelle. Rivolgetevi al più vicino centro di smaltimento degli oli e affidatelo a loro.