Etichetta sulla pasta: un successo per il made in Italy

Etichetta sulla pasta: un successo per il made in Italy

Un pacco di pasta su tre è realizzato con grano straniero, ma i consumatori non ne sono a conoscenza. Dal 17 febbraio le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente in etichetta il nome del Paese in cui il grano viene coltivato e quello di molitura.

Il risultato di questa etichetta-trasparenza è anche frutto di una lunga battaglia portata avanti da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere il Granaio Italia contro l’invasione di prodotto straniero, spesso di bassa qualità e trattato con sostanze vietate nel nostro paese. L’etichetta sarà obbligatoria anche per i pacchi di riso, dopo che per tanti anni l’Italia ha importato riso a basso costo dai Paesi asiatici, fino alla situazione attuale che vede un pacco di riso su quattro realizzato con prodotto straniero.

“Secondo quanto previsto dal decreto, dal 17 febbraio prossimo le confezioni di pasta secca prodotte in Italia – spiega la Coldiretti – dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

L’indicazione in etichetta dell’origine per il riso scatta il 16 febbraio e deve riportare le diciture “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Qualora le tre fasi avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura “origine del riso”, seguita dal nome del Paese. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture “UE”, “non UE”, ed “UE e non UE”. Una scelta applaudita dai consumatori che hanno il diritto di conoscere la provenienza di ciò che mangiano

 

 

Attiva modalità lettura

Fai il login e salva tra i preferiti questo post