Gas, cosa potrebbe succedere il prossimo inverno in Italia

Con la guerra in Ucraina che imperversa da oltre due mesi, l’Italia deve fare i conti con la situazione gas per il prossimo inverno. Lo stop all’export russo potrebbe infatti implicare gravissime ripercussioni per la stagione fredda del 2022\2023.

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Gas del fornello (PublicDomainPictures da Pixabay)

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La guerra in Ucraina non sta portando solo morti, feriti, armi e distruzione. Da tempo ormai trasporta con sé anche una certa preoccupazione per il fattore gas.

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha infatti da poco dichiarato di voler arrestare del tutto l’import di gas russo all’interno del nostro paese a causa, ovviamente, del conflitto scatenato in Ucraina.

L’Italia però risulta assai dipendente dai rifornimenti di Mosca: nel 2021 il Belpaese ha consumato circa 71 miliardi di metri cubi di gas proveniente proprio dalla nazione più grande del globo geograficamente parlando. Al secondo posto invece risiede l’Algeria con una quota del 28,4%.

È proprio in questo periodo di fine Aprile ed inizio Maggio che il nostro stato inizia i riempimenti per lo stoccaggio del prossimo inverno ma la situazione è tutt’altro che rosea.

Cingolani: “Con stop immediato al gas russo prossimo inverno a rischio”

Uno stop immediato al gas russo comporterebbe un serio rischio per l’Italia: i più pessimisti infatti riferiscono che potremo andar incontro a un vero e proprio periodo di magra dove potremo usufruire di riscaldamenti e fornelli per un’ora massima al giorno.

In relazione al tema è intervenuto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani spiegando “Una interruzione immediata dell’export russo renderebbe critico il superamento dell’inverno 2022-23 in assenza di rilevanti misure di contenimento della domanda che ovviamente sono previste“.

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Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica (Ansa)

Per ora le scorte del Belpaese sono piene per il 37% circa e con il gas di Mosca non si avrebbero problemi ad arrivare a quota 90%.

Sull’argomento è intervenuto anche il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi affermando “Sosterremo le decisioni che il governo prenderà, ma non possiamo nascondere che l’importazione del gas russo è ancora importante. Quindi dobbiamo mettere in campo i correttivi per essere pronti nell’ipotesi che possano esserci delle criticità che arrivano sia da sanzioni europee o da decisioni unilaterali della Russia“.

Gas italiano, lo abbiamo sotto al suolo ma non lo sfruttiamo

Per capire la situazione vi forniamo qualche dato: nel 2020 abbiamo estratto circa 4 miliardi di metri cubi di gas da suolo italiano. Trent’anni fa ne estraevamo circa 30 miliardi metri cubi. Si stima inoltre che il nostro paese possieda giacimenti relativi a 350 miliardi di metri cubi.

I giacimenti attivi sono circa 1300 ma quelli che sfruttiamo con assidua frequenza si aggirano sui 500. La maggior parte delle estrazioni riguardanti la terraferma arriva dalla Basilicata che da sola vale quasi l’80% delle asportazioni dal suolo.

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Estrazione di gas (drpepperscott230 da Pixabay)

Dopo questa carrellata di numeri risulta evidente che si necessita un maggiore sviluppo di tale ambito. È proprio su questo che sta puntando Cingolani cercando di innalzare i livelli di produzione nostrana.

Il prossimo inverno se sarà buio o luce, non si sa. L’unica cosa certa è che la guerra crea diramazioni impensabili oltre che devastazione.