Glifosato nel tè, tutti i marchi da evitare al supermercato

Glifosato e pesticidi nel tè? Lo rivela un nuovo test francese commissionato dalla rivista 60 Millions de Consommateurs, vediamo quali marche sono classificate fanalino di coda.

Marche tè glifosato attenzione
Scaffale tè supermercato (Foto di Heorshe AdobeStock)

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Sono passati tanti anni da quando si parlava di glifosato nella pasta, ovvero l’erbicida più usato al mondo di cui il formulato RoundUp (targato BayerMonsanto) è il prodotto commerciale più venduto.

La sua licenza d’uso in Europa scade a dicembre 2022, quindi tra pochissimi mesi, poiché questa sostanza è stata definita dall’Istituto Iarc dell’Oms come dannosa per la salute umana, tanto da classificarlo nel gruppo 2A, ovvero tra i probabili cancerogeni.

Anche l’Istituto Ramazzini di Bologna mette in evidenza la pericolosità del glifosato, anche a bassissime dosi, soprattutto sul piano endocrino in caso di esposizione durante la gravidanza.

Il livello tollerabile del glifosato nel cibo, quindi ancora non letale per l’uomo, è pari (quindi non deve superare) a 10 ppm. Recentemente abbiamo analizzato in quali tipologie di pasta commercializzate in Italia se ne riscontrano ancora tracce, ecco la pasta pericolosa su cui porre massima attenzione.

Anche se sono soggetti a contaminazione anche alcune bevande come birra e vino, senza dimenticare il , su cui ora si basa la nostra analisi.

Tè ai pesticidi: tracce di glifosato nelle marche più note. Facciamo chiarezza

Sembra infatti che in moltissimi marchi molto noti di tè e quindi diffusi anche in Italia, ci siano alte concentrazioni di pesticidi e glifosato. Lo rivela un nuovo test francese commissionato dalla rivista ì60 Millions de Consommateursì.

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Il glifosato nell’erbicida (wuzefe da Pixabay)

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Lo studio ha analizzato 28 tipologie di tè (16 nero e 12 tè verde alla menta) tra i più noti sul mercato, con ampio raggio nei vari Paesi Europei. L’analisi voleva mettere in luce la possibile traccia di queste sostanze vietate nell’Unione europea.

Rispetto ai tè tradizionali, quelli bio si sono registrati come i migliori, super naturali e senza nessun tipo di contaminazione. Le marche migliori sembrano essere quindi Terra etica, Clipper, Kusmi Tea, Bio Village, Jardin Bio.

Si salvano tra i tè non contaminati (non bio) anche Lipton Yellow Label, seguito da Tetley, Cora e Westminster di Aldi.

Invece degli altri, ben 16 su 28, hanno fatto emergere tracce di pesticidi e glifosato (quest’ultimo in 11 su 16). Va ribadito però che in nessun caso i pesticidi non superavano i limiti posti dalla legge.

—-> Tra i peggiori (secondo lo studio) troviamo Twinings Original English Breakfast e U Earl Grey.

Come mai nei tè si trovano queste sostanze proibite in quantità così elevate? È stata la stessa rivista francese a spiegarlo: “Il tè non viene lavato in nessun momento durante la sua preparazione”.

“Va notato che la Camellia sinensis o cespuglio di tè – coltivata principalmente in India e Cina e, in misura minore, in Kenya e Sri Lanka – necessita di un clima caldo e umido per una crescita ottimale. È anche un clima che è propizio allo sviluppo di funghi e insetti. Da qui l’uso sistematico di diversi fungicidi e insetticidi nelle colture convenzionali”.

 

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Il consiglio quindi è di rivolgervi sempre verso tè bio, il cui costo è spesso maggiorato rispetto a quelli tradizionali, ma che garantisce però il rispetto della piena naturalità della materia prima utilizzata.