Influenza aviaria in Europa, è allarme per centinaia di focolai. Cosa si rischia?

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha parlato di una grave epidemia, la peggiore di sempre. Vediamo che cosa rischiamo nei prossimi mesi. 

Influenza aviaria cosa rischiano consumatori
Influenza aviaria (Ansa)

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI DI OGGI:

Non si è mai preparati abbastanza per una nuova pandemia, neppure dopo oltre due anni di Covid-19 ed un possibile rischio di virus delle scimmie!

In Europa, infatti, dopo mesi di silenzio (tutti ricorderanno la prima ondata nel 2006) si è ripresentata più forte che mai una nuova e più spaventosa epidemia di influenza aviaria.

L’Ecdc, ovvero il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha parlato di una “grave epidemia”, forse la peggiore di sempre per via dei pericolosi focolai distribuiti a macchia d’olio nel Paese.

Colpiti stavolta ben 37 paesi con 2.467 focolai ufficiali identificati. E l’Italia ha un primato molto negativo con presenti 317, risultando così è al secondo posto subito dietro alla Francia.

Le persone se in un primo momento sembravano non capire la gravità della cosa, ora sono allarmate dai media che stanno riportando una situazione decisamente drastica per i prossimi mesi. Non solo una crisi economica in atto, ma anche un’influenza che potrebbe abbattere migliaia di animali per via del virus.

Che cosa rischiamo davvero stavolta? Cerchiamo di fare chiarezza nel miglior modo possibile senza fraintendimenti e giri di parole.

Influenza aviaria in Europa e in Italia, è allarme

Sempre l’Ecdc ha spiegato nelle diverse pubblicazioni pubblicate in queste ultime settimane, che il virus può essere pericoloso anche per la salute pubblica perché anche l’uomo PUO’ essere infettato.

PER NON PERDERTI NESSUN AGGIORNAMENTO SEGUICI SUL NOSTRO INSTAGRAM

Allevamento galline aviaria
Allevamento galline (@kritere.wordpress.com)

Negli ultimi anni però non si è osservata alcuna trasmissione umana nell’UE/SEE. C’è stato solo un piccolo numero di infezioni umane con malattia asintomatica o lieve registrato a livello globale che fa rientrare ancora il rischio complessivo “a livelli bassi”.

L’importante, al momento, è non cadere in inutili allarmismi, come spiega la spessa direttrice del Centro europeo, Andrea Ammon. Ha infatti ricordato che al momento quelli maggiormente a rischio sono le persone che lavorano nel settore animale poichè maggiormente a contatto con gli animali infetti.

Serve avviare a livello europeo un lavoro coordinato che proceda in maniera simbiotica e uguale. Quindi come prima cosa prevedere di avere negli allevamenti un’adeguata ventilazione e poi la prevenzione di aerosol e polvere, la separazione degli indumenti personali da quelli di lavoro etc.

Inoltre, la direttrice ha specificato che:

È fondamentale che medici, esperti di laboratorio ed esperti di salute, sia nel settore animale che umano, collaborino e mantengano un approccio coordinato. È necessaria vigilanza per identificare le infezioni da virus influenzali il prima possibile e per informare le valutazioni del rischio e l’azione di salute pubblica”.

Nessun isterismo al momento anche se i numeri continuano a salire e i casi di mortalità volatile hanno raggiunto un’alta mortalità soprattutto in Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.

Quindi anche se gli esperti spiegano che i rischi, al momento, sono quasi assenti, la nuova pandemia preoccupa.

Soprattutto perchè la carne dei volatili (pollo, tacchino, faraone, eccetera) è quella più consumata al mondo e spesso non sappiamo neppure da dove arriva precisamente dalla stessa Unione Europea.

L’Efsa suggerisce quindi che “andranno prese in considerazione strategie di prevenzione a lungo termine“.

Le prossime settimane sono decisive quindi per studiare una strategia comune e valutare il rischio effettivamente per la sua portata straordinaria.

bocconcini di pollo al limone
Petto di pollo aromatizzato (foto da pexels di olya-kobruseva)

Nel momento il nostro consiglio è quello di comprare e mangiare pollame unicamente a chilometro zero di cui si conosce la provenienza e il tipo di alimentazione fornita.