È morto il presidente: ha reso celebre l’Italia nel mondo

Ci ha lasciati a 91 anni, presidente onorario della Balocco, storica azienda dolciaria da lui portata ad essere una delle realtà industriali più conosciute, moderne e solide del Paese.

Aldo Balocco morto a 91 anni dettagli sua vita
Aldo insignito dal presidente Napolitano nel 2010 (Rassegna stampa)

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Si tratta di un enorme lutto per il mondo dell’imprenditoria italiana che ha visto mancare ieri un suo grande esponente che negli anni ha saputo dare lustro e vanto al settore dolciario anche ben oltre i confini nazionali.

Si tratta di Aldo Balocco, nato a Fossano in provincia di Cuneo nel 1930, il quale era diventato presidente onorario della Balocco in questi ultimi 10 anni di vita.

Grazie al suo lavoro meticoloso negli anni, oggi la Balocco dispone di oltre 75mila metri quadri coperti, con dieci impianti di produzione per biscotti da prima colazione, lievitati da ricorrenza e wafer.

Dal 2010 l’azienda ha sostenuto investimenti tecnologici per oltre 100 milioni di euro e rappresenta per il territorio un vanto in termini di efficienza, crescita e solidità finanziaria. Il giro d’affari compl4ssivo è di circa 200 milioni di euro, con 500 addetti, ed esporta in oltre 70 Paesi nel mondo.

Ma chi era Aldo? Una lunga storia fatta di sacrifici me che lo ha anche portato davanti al presidente della Repubblica Sergio Napolitano nel giungo 2010 che lo ha proclamato Cavaliere del Lavoro, entrando a pieno titolo nella cerchia di imprenditori che hanno dato lustro all’economia del Paese.

Addio Aldo, con la sua morte di chiude un’epoca

Una vita iniziata con il botto appena nato. Resta infatti orfano di madre dopo appena una settimana di vita, viene così cresciuto dalle sorelle della mamma, Lucia Cussino, nella vicina Genola.

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Aldo Balocco morto a 91 anni dettagli sua vita
Aldo Balocco (Rassegna stampa)

A  nove anni, torna  a  Fossano  a  casa  del  padre,  Francesco  Antonio  Balocco che si trova sopra  la pasticceria da lui fondata nel 1927, che affaccia sulla Piazza del Castello degli Acaja. Come recita la sua biografia ufficiale, “le sue nuove mamme diventano le commesse della pasticceria“.

Con l’8 settembre del 1943  padre e figlio sono costretti a scappare a Dogliani, nelle Langhe. Dopo la guerra torna a Genola dove lo accoglie a braccia aperte Pietro, il  fratello  minore  della  mamma, che  sarà  artefice  della  straordinaria rinascita del cioccolato Venchi, diventando per lui il fratello che non ha mai avuto.

Nel 1949, terminati gli studi, Aldo Balocco ritorna a Fossano dove aiuta ancora il padre in pasticceria dove un giorno arriva l’illuminazione, ovvero insistere sulla pasticceria secca e cominciare a produrre dolci da vendere all’ingrosso.

Dal primo stabilimento, distribuito su quattro piani, intorno ad un cortile centrale con appena 30 addetti, parte la rivoluzione dei Balocco. Sono gli  anni  del  boom  economico,  e nella fabbrica di Via San Bernardo, l’embrione della futura Balocco, vengono installati i primi forni a carrello estraibile per panettoni.

Nel 1955 Aldo Balocco decide di assumere un giovane lombardo che aveva lavorato a Milano alla  Motta e all’Alemagna, all’epoca due colossi dell’industria dolciaria. Si tratta di Ermanno Crespi, il quale introduce a Fossano la tecnologia della lievitazione naturale.

I due immaginano e progettano un panettone del tutto nuovo: alto come quello milanese, ma glassato come quello basso piemontese. In più ricoperto di mandorle tostate e granella di zucchero.

Sposa Anna Ferrero nel 1961 e poco dopo nascono Alessandra ed Alberto. Nel 1970 la Balocco si sposta nella nuova sede di Via Santa Lucia, sempre a Fossano. Si deve aspettare la metà degli anni Settanta per arrivare nelle case di tutti gli italiani grazie alla televisione e la capacità di Aldo di puntare sulle prime pubblicità, in primis Carosello.

Nel 1990 Alessandra ed Alberto entrano in azienda, e affiancano il padre nella gestione della stessa e danno il via all’ingresso dell’azienda nel mercato della prima colazione.

 

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Vedovo dal 2015, l’imprenditore ha però saputo tenere testa alle sfide che la modernità ha portato con sé. Affiancato sempre da una squadra di lavoratori che hanno creduto con lui in un progetto lungimirante che farà grande il Paese ancora per moltissimi anni a venire. Addio Aldo!