Olio evo, in molti casi è contraffatto: Coldiretti spiega come non farsi fregare

I dati riportati dalle Fiamme Gialle segnalano che circa 1/4 dell’olio immesso sul mercato italiano è contraffatto, ovvero non rispecchia le normative nazionali-comunitarie in termini di qualità della materia prima.

Analisi olio come capire se contraffatto?
Analisi olio (Foto di AP AdobeStock)

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Forse non tutti lo sanno ma i dati sulla messa in vendita dell’olio italiano sul mercato sono spesso inficiati da valori e tabelle di prodotti spacciati Made in Italy ma palesemente contraffatti in termini di purezza della materia prima.

Gli ultimi dati delle Fiamme Gialle stimano che circa 1/4 di tutto l’olio che circola nel nostro Paese sia contraffatto (quindi irregolare rispetto gli ingredienti usati), pari a 2,3 milioni di litri di olio importato dall’estero.

Un dato decisamente preoccupante che fa tremare prima di tutto Coldiretti che da sempre combatte per far sì che ci sia maggiore tutela del consumatore finale da parte della legge spesso troppo poco chiara a riguardo, e in secondo luogo gli stessi acquirenti ignari di quello che stanno bevendo (o mangiando).

Nel 2021 ben 540 milioni di kg di olio sono arrivati dall’estero privi di etichettatura con indicazioni chiare di filiera. Come poter quindi capire se un olio è italiano/europeo e scovare eventuali contraffazioni?

Abbiamo già parlato di come capire se l’olio extravergine acquistato è buono o rancido, ora vediamo cosa dover leggere nell’etichetta parlante per individuarne filiera e proprietà organolettiche sinonimo di qualità.

Olio di oliva extravergine contraffatto? Impariamo a leggere l’etichetta “parlante”

Ricordiamo che il regolamento Ce 1513/2001 ha classificato gli oli di oliva e di sansa in sei tipologie, di cui solo quattro delle quali reperibili nel commercio al dettaglio.

Bottiglie di vetro trasparente olio vanno bene?
Bottiglie di vetro trasparente olio (Foto di sgockuncu AdobeStock)

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Gli unici OLI DI OLIVA VERGINI possibili sono:

  1. Olio extravergine di oliva con acidità libera al massimo di 0,8 g per 100 g.
  2. Olio di oliva vergine con acidità libera al massimo di 2 g per 1oo g.
  3. Olio di oliva ottenuto dal taglio di olio di oliva raffinato con olio di oliva vergine e acidità libera non superiore 1 g per 100 g.
  4. Olio di sansa di oliva ottenuto dal taglio dell’olio si sansa raffinato con olio di oliva vergine con acidità libera non superiore a 1 g per 100 g.

Specificato questo, spieghiamo cosa ci deve essere scritto in un’etichetta “parlante” che illustra ogni specifica sul prodotto messo sul mercato.

  • Denominazione dell’alimento (olio evo)
  • Categoria obbligatoria (olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalla olive e unicamente mediante procedimenti meccanici)
  • Origine (Italia)
  • Quantità
  • Dichiarazione nutrizionale
  • Campagna di produzione
  • Modalità di conservazione

Le altre indicazioni sono facoltative ma molto utili al consumatore finale:

  • Annata
  • Sede stabilimento
  • Modalità produttive
  • Parametri analitici (es. acidità per capire se è un olio evo!)
  • Caratteristiche organolettiche
  • Cultivar
  • Se produzione biologica
  • Ulteriori indicazioni (ricette, abbinamenti, premi)

Appurato ciò, serve massima attenzione nel leggere l’etichetta e spenderci qualche minuto in più prima di inserire la bottiglia nel carrello. Se in etichetta inoltre c’è scritto “miscele di oli di oliva non comunitari questo è un campanello d’allarme da non trascurare.

Per preservare inoltre il nostro amatissimo Made in Italy inoltre evitate di comprare anche “miscele di oli di oliva comunitario”, sono migliaia i frantoi nazionali che ogni anno producono uno dei prodotti più invidiati e copiati al mondo.

Olio evo buono rancido come capirlo trucchi infallibili
Assaggio di olio (Pixabay)

Spendete qualche soldino in più ma assicuratevi che ciò che portate a tavola sia un autentico oro verde prodotto dentro i confini nazionali con filiera certa e garantita.