Ostriche, il loro consumo è sempre più pericoloso: tutto ciò che (non) devi sapere

Quando ordinate delle ostriche al ristorante sapere esattamente che cosa si nasconde al loro interno? Forse potrebbe passarvi la voglia di mangiarle.

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Ostriche ristorante (Foto di Pexels da Pixabay)

Mangiare le ostriche fresche appena pescate è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita perché regala un’ebrezza decisamente inusuale nei commensali che tentano l’impresa.

Pregiate e saporite sono ovviamente un antipasto molto apprezzato dagli amanti della buona cucina di pesce e dei crudi di mare, magari accompagnate da un buon calice di vino bianco frizzante per pulire il palato dopo la loro degustazione.

Ricordiamo che è sempre meglio mangiare questo tipo di molluschi in ristoranti in cui è assodata la genuinità della materia prima servita a tavola, per evitare spiacevoli conseguenze in termini di contaminazione batterica o problemi intestinali.

Inoltre bisogna specificare che non sempre le ostriche al loro interno contengono perle preziose come narrato in molte storie di marinai che vi hanno trovato dei tesori inestimabili. La verità è ben altra, e forse, una volta scoperta, non avrete più tanta voglia di ordinarle.

Pericolo ostriche: il rischio per l’uomo c’è ma non si vede

Il guscio delle ostriche è sviluppato per permettere la cernita di materiale estraneo che vi si deposita al suo interno.

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Ostriche (Foto di Patou Ricard da Pixabay)

Sappiamo che quando viene a contatto con materiale patogeno, il mollusco secerne lentamente strati di aragonite e conchiolina, materiali che costituiscono la madreperla con cui è rivestito sia il suo guscio interno ma anche la perla tanto preziosa che raramente troviamo custodita.

Lo stesso però non vale per le microplastiche sempre più presenti nei nostri mari. Recenti studi sulle ostriche europee hanno evidenziato come queste siano sature di agenti patogeni come Escherichia coli trasportati proprio dalle microplastiche.

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Le ostriche una volta ingerite possono trasformarsi così in vettori di malattie e infezioni per l’uomo anche molto gravi. Gli studi stanno proseguendo ma l’uomo in primis deve limitare la produzione di materiale non riciclabile e la sua dispersione abusiva nei mari perché tutto quello che scarta finisce inevitabilmente sulla sua tavola.