Ricetta aragosta e ricci di mare: cucina come gli antichi romani

Ricetta aragosta e ricci di mare: cucina come gli antichi romani

LA PREPARAZIONE
di A. C.

Dopo aver parlato, la volta scorsa, di come gli antichi romani cucinassero le braciole di maiale (in uno dei tanti modi da loro conosciuti), stavolta dallo storico e gastronomo Apicio ci facciamo guidare nella preparazione di due prodotti decisamente prelibati. Aragosta e ricci di mare, il tutto secondo la ricetta condivisa dagli aristocratici della Roma imperiale.

Abbiamo detto di come Apicio fosse un latino, vissuto intorno all’epoca di Cristo, dalla buona disponibilità di finanze e dall’ottima forchetta. Proprio la grande ricchezza, che il gastronomo aveva ereditato, aveva permesso ad Apicio di dedicarsi ai piaceri della tavola, spendendo gran parte delle sue economie in pantagruelici quanto costosissimi pasti. Leggenda narra che, essendosi ridotto quasi in miseria per quanto speso, decise di togliersi la vita; proprio perché non sarebbe più stato in grado di permettersi quel tenore mantenuto per anni.

Ricetta aragosta e ricci di mare secondo gli antichi romani

Nello scorso articolo avevamo visto in che modo gli antichi romani preparassero le braciole di maiale (alla maniera di Ostia), oggi invece andremo a conoscere in che maniera venissero trattati i prodotti marini. Nello specifico parleremo di aragoste e ricci di mare, piatti prelibati anche ai nostri giorni e particolarmente gourmet anche nelle corti degli antichi romani. Anche i nostri antenati, insomma, sapevano come trattarsi bene a tavola.
Il nono “capitolo” del De Re Coquinaria, la grande raccolta di ricette attribuita ad Apicio, è interamente dedicato alla preparazione dei prodotti del mare.
La prima ricetta è dedicata proprio all’aragosta, prima arrosto poi presentata sotto forma di polpette di coda.
Aragosta arrosto: si dividono le aragoste, come si fa di solito, senza levargli il carapace; si spruzzano con salse di pepe e coriandolo e, così, le si arrostisce sulla graticola. Man mano che assorbono il condimento, mentre stanno sulla graticola, irrorale con altro sugo e continua così finché sono arrostite a puntino. Servi.
Polpette di coda di aragosta: per prima cosa togli il tèlson (la parte terminale dell’addome del crostaceo, ndr) che ha cattivo sapore. Lessa l’aragosta e poi tagliane la polpa, forma poi delle polpettine con garum (un’antica e complessa preparazione a base di pesce, sostituibile all’occorrenza con la colatura di alici) pepe e uova.
Ricci di mare: prendi una pentola e fai bollire un po’ di olio, garum, vino dolce, pepe in polvere. Quando ha bollito, versa su ciascun riccio questa salsa. Mescola e fai bollire per tre volte e, a cottura ultimata, condisci col pepe e servi.

Apicio, gastronomo romano
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