Salumi e Pasqua: il binomio risale al Medioevo

Salumi e Pasqua: il binomio risale al Medioevo

di Ivana Tramontano

Ogni anno gli italiani festeggiano la festa di Pasqua con i salumi. Scorpiamo insieme origini e abitudini del nostro popolo.

Questo binomio gastronomico diffuso in tutta Italia risale al Medioevo, legata al periodo della macellazione del maiale. Questa infatti avveniva in genere dal giorno di Santa Lucia (13 dicembre) a quello di Sant’Antonio (14 gennaio); da questa lavorazione si ottenevano salami insaccati nel classico budello naturale, che aveva periodi di stagionatura diversi a seconda del salume prodotto: da poche settimane a molti mesi.

Solitamente si rispettava tenacemente il periodo vegetariano quaresimale, dopo le ultime mangiate di carne nel periodo di Carnevale. 40 giorni dopo si poteva finalmente tornare a consumare tutti i salumi che, in primavera, avevano raggiunto il giusto grado di stagionatura. In particolare, il periodo tra la fine di marzo e la fine di aprile è quello perfetto per consumare il salame e il capocollo, prodotti che necessitano di una stagionatura di tre o quattro mesi.

I prodotti di salumeria sono sempre protagonisti anche ne giorno di Pasquetta,  caratterizzato dalla tradizionale gita fuoriporta. Non solo gli appassionati del barbecue in questa giornata possono godere della tradizione pasquale, allestendo la classica grigliata di carne di maiale: anche i salumi recitano un ruolo da protagonisti. Del resto durante un picnic non c’è nulla di meglio di un cibo da affettare e pronto all’uso, cui abbinare un buon bicchiere di vino.

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