Supermercati, nel pesto pronto alla genovese c’è un trucco: come scegliere il migliore

Come orientarsi al supermercato per scegliere il miglior pesto alla genovese in commercio? Il Consorzio ha dato un corretta raccomandazione sui quantitativi da rispettare, impariamo a leggere le etichette.

Pesto alla Genovese trucco capire migliore supermercato
Pesto alla Genovese (Instagram @veggieearth)

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Solo pochi giorni fa davamo comunicazione di una nuova polemica scattata nei confronti di uno dei pesti alla genovese più amati nel nostro Paese. Si tratta del Gran Pesto alla Genovese Tugullio Star che da sempre rivela picchi altissimi di acquisto in ogni zona d’Italia.

Ciò è dovuto alla sua emozionante campagna pubblicitaria tv e social dove vende il prodotto come casereccio e naturale come vuole la vera tradizione ligure.

Peccato che un’indagine di Altroconsumo abbia smascherato una finzione proprio sull’uso degli ingredienti pubblicizzati dall’azienda ma che invece in etichetta dimostrano una ben altra condizione.

Pare infatti che siano presenti appena un 1% di pinoli, un quantitativo molto inferiore rispetto quello che la cucina e tradizone genovese propone nei suoio piatti.

Quindi come fare quando si va al supermercato a capire quando un pesto è davvero buono? Ecco alcune accortezze da tenere sempre in mente quando ci si trova davanti i migliori brand italiani di confezionamento salse e sughi pronti.

Pesto al supermercato, come capire se è buono?

Come dicevamo la ricetta originale del pesto alla genovese prevede un certo quantitativo di pinoli ma, alcuni prodotti in commercio, come quello della Tigullio Star ne contengono in percentuali bassissime mentre utilizza in quantità maggiori gli anacardi. Non si tratta però di un caso isolato.

lasagna mediterranea ricetta pochi ingredienti
Pesto alla genovese (Foto di Lyubov Kardakova da Pixabay)

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Secondo il Consorzio Pesto Genovese al suo interno non devono mancare 7 ingredienti basilari come il Basilico Genovese Dop, olio extravergine d’oliva, Parmigiano Reggiano Dop, Pecorino Dop, pinoli o noci, aglio e sale. Nulla di più e nulla di meno.

La ricetta ufficiale vuole che per realizzare un pesto con 50 grammi di basilico si debba aggiungere un cucchiaio di pinoli coltivati nell’area del Mediterraneo.

Come anche Green Me ha fatto notare sul suo sito, leggendo l’etichetta del pesto Barilla, troviamo che qui i pinoli non sono neppure annoverati nella lista.

Olio di girasole, basilico fresco 30%, anacardi, Parmigiano Reggiano Dop 5% (latte), fibra di mais, siero di latte in polvere, sale. Proteine del latte, olio extra vergine di oliva, zucchero, estratto di basilico, aromi naturali (latte), correttore di acidità: acido lattico, aglio.

Alce Nero utilizza sia anacardi (in quantitativo maggiore visto che si trovano all’inizio della lista) che pinoli (0,9%). Lo stesso vale per il pesto Saclà e De Cecco che utilizzano sia anacardi (in farina) che pinoli (in una percentuale però maggiore rispetto ad altre referenze, 3%).

Sono invece meritevoli di menzione due pesti sul mercato che contengono SOLO pinoli. Sono il pesto alla genovese di Giovanni Rana.

L’etichetta così recita: Olio extra vergine di oliva, Basilico Genovese Dop 17%, olio di girasole, siero di latte in polvere, formaggio grattugiato 8%, farina di frumento. Burro, lattosio, sale, pinoli 1,5%, aromi naturali, aglio 1,2%,latte scremato in polvere, acidificante: acido lattico, antiossidante: acido ascorbico.

Secondo anche il pesto Buitoni: Basilico 17%, olio di girasole, formaggio grattugiato 16%, siero di latte in polvere, olio extra vergine di oliva, acqua. Fiocco di patate, formaggio pecorino 2%, sale, pinoli 1.5%, aromi naturali, aglio 0.8%, antiossidante: acido ascorbico.

Non si discostano molto di più rispetto al Tigullio menzionato ma sono quelli con la percentuale maggiore di quelli presenti in commercio. Prezzo? 2,49 euro il primo, 2,15 euro il secondo.