Vino, niente riferimenti al cancro sull’etichetta: vince la linea italiana

Il vino italiano è salvo, almeno per ora. Il Parlamento di Strasburgo non ha adottato in via plenaria il documento che avrebbe inserito il vino nella lista delle sostanze considerate “cancerogene”. 

Brindisi con i calici alzati
Brindisi con i calici alzati (Foto di Mirko Vitali AdobeStock)

Lo abbiamo visto solo pochi giorni fa, le maggiori associazioni di categoria erano sul piede di guerra per via di un rapporto che avrebbe messo aa repentaglio a stessa incolumità di un settore nazionale che nel 2020 ha fatturato ben oltre 12miliardi di euro.

Alla fine però è bene quel che finisce bene. Ieri non è stato approvato dagli europarlamentari il Beca, ovvero Special Committee on Beating Cancer sottoscritto lo scorso 9 dicembre. Documento che avrebbe comportato l’inserimento del vino nella lista nera degli alimenti e sostanze responsabili del cancro.

Pare invece che il famigerato bollino nero, sulle etichette delle bottiglie di vino per il legame tra alcol e insorgenza di tumori, sia stato fatto cadere. Il voto di ieri del Parlamento Europeo sull’adozione del Cancer Plan ha, infatti, dimostrato come ci sia sottolineato una forte differenza tra consumo oltre i limiti e quello moderato di bevande alcoliche.

Si è ribadito anche che non è il consumo in sé a costituire fattore di rischio per il cancro ma il suo uso fuori misura legato esclusivamente alla volontà nociva del singolo individuo.

Ricordiamo anzi che il vino, soprattutto quello rosso, è consigliato a pasto nella misura di un bicchiere, ricco di polifenoli favorirebbe l’ossigenazione dei tessuto e il ritorno venoso.

Questo vuol dire che nessuna avvertenza sul rischio di cancro verrà quindi apposta sulle bottiglie e nessuna esclusione per le bevande alcoliche dalla sponsorizzazione di eventi e competizioni sportive come si era detto mesi fa.

Si parla di una vittoria tutta italiana visto che il nostro Paese è stato quello che più di ogni altro si è mosso per tenere viva questa forma mentis. Forse non molti sanno, ma il rischio concreto era quello di ritrovarsi le etichette dei nostri vini invase da immagini cruente. Esattamente come quelle presenti sui pacchetti di sigarette.

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La vittoria però non è un deporre le armi, ma bensì un tema di grande spessore. Come ha ricordato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, la  nocività del vino, “è solo l’ultima di una serie di proposte europee spesso penalizzanti per i prodotti italiani“.

Bottiglie di vino spumante
Bottiglie di vino spumante (Foto di Alberto_Patron AdobeStock)

Il presidente ha anche ribadito però che valeva la pene “combattere per questa causa che vale 12miliardi dei quali 7,1 miliardi di export e offre direttamente o indirettamente occupazione a 1,3 milioni di persone“.

La deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli risponde invece alla domanda riguardo a cosa potrebbe fare l’Italia più di quanto sta già portando avanbti. Lei sostiene che in materia di food e wine non c’è una linea condivisa a livello europeo, “il vero problema è che ognuno porta acqua al suo mulino“.

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Come dovrebbe muoversi l’Italia? Le chiede Il Tempo nell’intervista a caldo fatta ieri terminata la plenaria. “Le possibilità sono diverse. Per restare all’esempio della Francia. Quando si fanno le contrattazioni per l’export del vino con Paesi extra Ue, i produttori francesi stabiliscono un prezzo e parlano con una sola voce. Sempre“.

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Vino rosso (Foto di Helena Lopes da Pexels)

Silenzio, poi prosegue: “Noi invece non l’abbiamo mai fatto, soprattutto perché la politica non è mai riuscita a fare una sintesi dei diversi interessi che pure ci sono nel mondo vitivinicolo italiano“.

È comunque, per ora, una vittoria: il Parlamento ha salvato millenni di storia nazionale, visto che le prime testimonianza di vino lavorato si hanno nella Magna Grecia già nel 4100 avanti Cristo