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Coop propone la chiusura dei supermercati la domenica: ecco come potrebbe cambiare la spesa per i consumatori

Cosa cambierebbe se chiudessero i supermercati di domenica

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Scopri come la chiusura domenicale dei supermercati potrebbe cambiare le nostre abitudini di spesa (e l’impatto su consumatori e personale).

La domenica ha un suono diverso: strade più lente, serrande abbassate, ritmi familiari. E se anche i supermercati si fermassero, cosa cambierebbe davvero nel nostro modo di fare la spesa?

Cosa cambierebbe se chiudessero i supermercati di domenica
Coop propone la chiusura dei supermercati la domenica: ecco come potrebbe cambiare la spesa per i consumatori – checucino.it

Secondo l’Ufficio Studi di Coop, circa un italiano su tre non fa la spesa la domenica. Non è un numero enorme, ma è abbastanza per raccontare una tendenza. Molti preferiscono il sabato mattina, altri il venerdì sera. C’è chi pianifica e chi improvvisa. E poi c’è chi la domenica entra solo per due cose: latte e pane.

Nel settore si discute da anni sull’opportunità di tenere i supermercati aperti nei festivi. Il tema tocca ritmi di vita, lavoro e territorio. E sfiora una domanda semplice: abbiamo davvero bisogno di comprare a qualunque ora?

La proposta della Coop: cosa cambierebbe per la spesa di ogni giono?

A metà di questo dibattito, arriva la proposta più netta: dal 2026, Coop vorrebbe la chiusura nei giorni festivi. Non c’è ancora un calendario ufficiale. Non ci sono elenchi di eccezioni confermate. È una linea di principio. E apre scenari concreti per i consumatori.

Ma cosa cambierebbe effettivamente per la spesa di ogni giorno? Sarà necessaria più programmazione. La spesa settimanale si sposterebbe su lunedì-sabato. Potremmo vedere picchi il venerdì sera e il sabato pomeriggio. I negozi potrebbero allungare gli orari in settimana per assorbire i flussi.

L’e-commerce e il click & collect diventerebbero valvole di sfogo. Ritiro al volo, consegne su fasce orarie, liste salvate: gli strumenti già esistono e potrebbero crescere.

Le promozioni dovrebbero evitare i weekend-only. Meglio cicli più trasparenti, con sconti attivi nei giorni lavorativi e gestiti in modo prevedibile.

Possibili riassetti su pane e gastronomia. Un giorno di chiusura può migliorare la pianificazione e ridurre sprechi. Ma serve disciplina in cucina: comprare bene, conservare meglio.

Il rovescio della medaglia: lavoro, servizi, territorio

La chiusura domenicale tocca anche chi lavora. I turni festivi comportano maggiorazioni e fatica. Una pausa condivisa favorisce il benessere del personale. Allo stesso tempo, riduce un’opportunità di reddito. Il bilanciamento va misurato, non proclamato.

In aree turistiche, la chiusura dei supermercati potrebbe spingere domanda su bar, minimarket e botteghe di prossimità. In quartieri residenziali, invece, la domenica spenta potrebbe diventare un’occasione: meno traffico, più quiete. Non esistono dati certi su impatti uniformi; molto dipende dal contesto locale e dalle eventuali deroghe dei Comuni.

È qui che entrano in gioco pianificazione e servizi. Lista condivisa, dispensa ragionata, consegna programmata. Abitudini semplici che fanno la differenza. Per famiglie con bambini o per chi lavora su turni, la presenza di un punto vendita aperto la domenica resta un aiuto. Va detto: al momento non ci sono dettagli ufficiale su eventuali aperture selettive o eccezioni stagionali.

Un giorno di pausa potrebbe ridurre consumi energetici, rendere più efficiente la logistica, dare respiro ai team. Dal lato cliente, significherebbe riappropriarsi di un ritmo. Pianificare, non inseguire. Sembra poco, ma cambia il sapore della settimana. Alla fine, la domanda è semplice: preferisci la luce al neon di una corsia domenicale o il tempo lento di una tavola apparecchiata?

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