Scopri come gli ulivi del Salento stanno risorgendo dopo l’attacco della Xylella: un viaggio tra resilienza e nuove pratiche agronomiche.
All’alba, tra i filari bassi del Salento, il vento muove foglie che sembravano perdute. Un profumo tenue di terra bagnata si mescola alla memoria dei muretti a secco. E proprio lì, dove il silenzio della malattia ha scavato vuoti lunghi anni, c’è chi racconta di aver visto tornare i primi frutti.

Xylella, varietà tolleranti e segnali dal campo: cosa significa davvero “tornare a fruttificare”
In Puglia la storia degli ulivi è una storia di famiglia, e nel Salento questa frase pesa più che altrove. La Xylella ha cambiato il paesaggio e l’umore di una regione intera: il batterio è stato segnalato nel 2013 e da allora interi oliveti hanno perso linfa e voce. Le misure di contenimento sono state dure e spesso dolorose, tra abbattimenti, monitoraggi serrati e fasce di protezione. Intanto, il vettore principale, la sputacchina, ha imposto nuove regole ai campi e al calendario delle lavorazioni.
Dentro questo quadro, l’olivicoltura ha cercato appigli concreti. Alcune varietà, come Leccino e FS-17 (Favolosa), hanno mostrato una tenuta migliore: non si parla di immunità, ma di una tolleranza utile a difendere reddito e paesaggio. Molte aziende hanno rinnovato impianti, cambiato potature, rivisto suoli e irrigazione, mentre la ricerca ha proceduto con prudenza, tra laboratorio e campo, per separare i fatti dalle scorciatoie.
Quello che oggi è certo resta chiaro: la Xylella fastidiosa colpisce i vasi conduttori e può portare al disseccamento rapido; il controllo del vettore e la gestione dell’erba tra i filari riducono il rischio, ma non lo azzerano. Non esiste, ad oggi, una cura risolutiva universalmente riconosciuta. La resilienza, quando si manifesta, passa soprattutto da varietà tolleranti, buone pratiche agronomiche e, spesso, diversificazione.
Eppure, nell’entroterra di Lecce, alcuni agricoltori segnalano un dettaglio che sposta lo sguardo: piante dichiarate infette che, dopo anni magri, hanno ripreso a fruttificare. Non si parla di raccolti pieni, ma di rami con olive sparse, talvolta su alberi indicati come compromessi. Al momento non esistono dati definitivi né uno studio che dimostri una remissione stabile del patogeno: si tratta di un fenomeno locale e sporadico, che merita metodo e tempo prima di trasformarsi in conclusione.
Le ipotesi, sul campo, restano più solide quando non promettono troppo. Annate con meno caldo estremo e piogge più regolari possono alleggerire lo stress e aiutare l’albero a “reggere” meglio. Potature mirate e una gestione più attenta del suolo possono favorire nuovi getti produttivi. Si discute anche di un possibile ruolo di microbi endogeni benefici, ma è un terreno ancora da verificare. In alcuni casi, pratiche come innesti su ceppi vigorosi potrebbero spiegare singole ripartenze, senza per questo cambiare il quadro generale.
La ricerca, nel frattempo, si muove nel modo in cui deve muoversi: con osservazioni, campionamenti ripetuti, test diagnostici e tracciamento nel tempo. Se il batterio è presente ma l’albero porta frutto, si tratta di resilienza agronomica? Di un calo temporaneo della pressione infettiva? O di combinazioni portinnesto-chioma con una tolleranza finora sottovalutata? Per ora non ci sono conferme generalizzabili.
Nel quotidiano, però, il lavoro della terra non aspetta. Si continua a curare il suolo, a proteggere le piante giovani, a programmare innesti con Leccino e Favolosa, a controllare il vettore e a osservare. La scienza procede con i suoi tempi, l’azienda con i suoi: a volte si incontrano a metà campo, tra un rilievo e una stagione che decide quanto concedere.
Non è un “miracolo”. È un indizio. Un invito a guardare meglio, a misurare, a condividere dati e anche fallimenti, senza trasformare un segnale in slogan. Se un albero ferito riesce a dare qualche frutto, la domanda non è romantica: è pratica e urgente. Cosa va cambiato — nelle scelte, nelle tecniche, nelle priorità — perché quel gesto diventi paesaggio e non resti un’eccezione.



