Albicocche: produzione cala del 30% per clima impazzito

Albicocche: produzione cala del 30% per clima impazzito

L’albicocca è un frutto tipicamente primaverile e di inizio estate, originario della Cina dove è conosciuto da oltre 3.000 anni. Ricca di vitamina A, vitamina C, potassio e fibre alimentari, apporta benefici al fegato, aiuta lo sviluppo delle ossa, ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, protegge la pelle e regola il colesterolo. Da quest’anno questo frutto sarà meno abbondante, con il raccolto che crolla del 30% a causa del clima impazzito.

Il problema non riguarda solo l’Italia che è il principale produttore di albicocche dell’Unione Europea, ma anche altri Paesi come la Francia (-14%), la Grecia (-12%) mentre in controtendenza sarebbe la Spagna che mette a segno un aumento del 9%. “Il risultato – precisa la Coldiretti – è comunque una ridotta diponibilità del primo frutto dell’estate in tutto il continente dove le stime 2018 riportano la previsione di un calo del 18%, per un raccolto di circa 558mila tonnellate a livello europeo”. La produzione stimata nel 2018 sarà inferiore alle 200mila tonnellate raccolta principalmente nell’ordine in Emilia-Romagna, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia, Piemonte e Calabria.

Il crollo della produzione è destinato ad avere effetti sui consumi. Coldiretti invita i consumatori a verificare l’origine nazionale, “acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori e non cercare per forza il frutto perfetto perché piccoli problemi estetici non alternano le qualità organolettiche e nutrizionali.

“Le albicocche – conclude la Coldiretti – non sono purtroppo l’unico prodotto a soffrire degli effetti del maltempo che ha provocato perdite all’agricoltura per oltre 400 milioni nel primo quadrimestre dell’anno colpendo molte coltivazioni a partire dall’ulivo con almeno 25 milioni di piante danneggiate dalla Puglia all’Umbria, dall’Abruzzo sino al Lazio con danni fino al 60% in alcune zone particolarmente vocate e la richiesta di rifinanziamento del piano olivicolo da parte dell’Unaprol”.

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