Aranciate: da oggi devono avere il 20% di succo

Aranciate: da oggi devono avere il 20% di succo

Da oggi le aranciate dovranno contenere più succo d’arancia per l’entrata in vigore del provvedimento nazionale che innalza dal 12% al 20% il contenuto di succo d’arancia delle bevande analcoliche prodotte in Italia e vendute con il nome dell’arancia a succo o con denominazioni che richiamino a tale agrume. L’innalzamento del contenuto di succo di arancia modifica una norma di 60 anni fa e mira a tutelare la salute dei consumatori e a diffondere uno stile di vita più salutare in base agli standard europei.

Una bevanda con almeno il 20% di succo di arancia aiuta, secondo gli esperti e Coldiretti, a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina C raccomandato dalle diverse accademie scientifiche, così da poter innalzare le difese immunitarie e contrastare l’azione dei radicali liberi. “Con la nuova norma – precisa la Coldiretti – si contribuisce, inoltre, ad offrire il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l’utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero la cui elevata concentrazione potrebbe essere utilizzata per sopperire alla minore qualità dei prodotti”.

Le bevande al momento in commercio e prodotte prima dell’entrata in vigore della nuova norma saranno sul mercato fino ad esaurimento scorte, quindi si consiglia di leggere attentamente le etichette ed assicurarsi che raggiungano la fatidica soglia del 20%. Inoltre la normativa avrà un positivo impatto economico sulle imprese agricole, soprattutto di Sicilia e Calabria, considerando che ogni anno si dovranno utilizzare 200 milioni di chili in più di arance. “Ad oggi per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute, del tutto insufficienti a coprire i costi di produzione e di raccolta. Una situazione che – denuncia la Coldiretti – alimenta una intollerabile catena dello sfruttamento che colpisce lavoratori, agricoltori ed i trasformatori attenti al rispetto delle regole”.

Il prossimo passo verso un prodotto trasparente sarà quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata, così da evitare di spacciare per succhi di frutta made in Italy quelli realizzati con frutta importata dall’estero.

Attiva modalità lettura

Fai il login e salva tra i preferiti questo post