Masticare chewing gum fa bene alla salute se…

Masticare chewing gum fa bene alla salute se…
LA PREPARAZIONE

Il chewing gum è oggetto di un lungo contenzioso tra coloro che ritengono faccia male e quelli che rassicurano sia ottimale per la salute. Per prima cosa premettiamo che la gomma da masticare dovrebbe essere senza zuccheri per non apportare conseguenze all’igiene dentale e orale.

Da molti il chewing gum viene condannato perché gonfia lo stomaco, rovina i denti, non rispetta l’ambiente (ci vogliono oltre 5 anni per degradarsi una volta gettato a terra) e per di più c’è chi lo maledice perché capita di ritrovarselo attaccato sotto le scarpe. Eppure secondo alcuni scienziati americani la “cicca” può arrecare benefici alla nostra salute. Masticare la gomma può però anche fare male, se si esagera. Infatti si va incontro ad una sollecitazione eccessiva dei muscoli addetti alla masticazione e ad un aumento di produzione di acidi da parte dello stomaco.

Antistress

Quando siamo nervosi o sotto esame masticare una chewing gum aiuta a distendere i nervi, a rilassarsi, a non farsi prendere dal panico o dallo stress, a non perdere il self control. Infatti abbatterebbe l’ansia del 10-20%

Digestivo

Dopo i pasti aumenta la produzione di acidi gastrici e quindi favorisce la digestione. A patto di non masticarne più di tre al giorno e per un lasso temporale complessivo di 45 minuti, non di più. Altrimenti rischiate la formazione di aria nello stomaco.

Amico della salute orale

Le gomme sugar free aumentano la produzione di saliva, contrasta le infezioni gengivali e può rivelarsi utile per proteggere lo smalto dei denti.

Aiuta a dimagrire

Brucia 11 calorie all’ora, ma il suo effetto snellente non è qui. Masticare una gomma aiuta a combattere la fame, soprattutto se di tipo nervosa. Mantenendo la bocca occupata si riduce il desiderio di cibi calorici e si allontana il senso di fame.

Migliora l’attività cerebrale

La gomma da masticare facilita la concentrazione e allontana la sonnolenza. L’atto della masticazione aumenta la frequenza cardiaca, l’attività dell’ippocampo, il flusso di sangue al cervello e quindi anche la memoria.

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