Venerdì Santo: perchè 7 italiani su 10 non mangiano carne

Venerdì Santo: perchè 7 italiani su 10 non mangiano carne

di Ivana Tramontano

7 italiani su 10 rispetteranno la tradizione di non mangiare carne nel Venerdì Santo, per rispettare un’antica tradizione religiosa e culturale.

Visto che il venerdì era considerato un giorno di penitenza e mortificazione, mangiare carne di venerdì per “festeggiare” la morte di Cristo non sembrava opportuno. Da qui questa usanza radicata nel popolo cristiano. I pesci sono una categoria di animali diversa. I pesci di acqua dolce e salata, gli anfibi, i rettili (animali a sangue freddo) e i molluschi sono permessi.

Secondo un’indagine Coldiretti / Ixe sette italiani su dieci (68%) per il Venerdì Santo hanno scelto di portare in tavola pesce per rispettare una tradizione culturale e religiosa profondamente radicata nella popolazione. Ad essere preferito in questa occasione è soprattutto il pesce azzurro, dalle alici alle sardine fino agli sgombri venduti a prezzi contenuti.

“Tra i piatti di pesce del Venerdì Santo ogni parte d’Italia – continua la Coldiretti – esprime una tradizione locale legata a ricette tipiche semplici nel rispetto della giornata di riflessione come: la pasta con le sarde in Sicilia, le tradizionali zuppe di pesce che assumono nomi differenti a seconda delle regioni e che nel nord Adriatico si consumano assieme alla polenta, fino alle ricette tipiche regionali come le alici scottadito con o senza pan grattato, o le sarde in saor con cipolla (tipica ricetta veneta), le seppie con i piselli, fagioli e cozze (ricetta pugliese), vongole e ceci (ricetta marchigiana), la ministra di pesce con gallinelle e ghiozzi, le uova sode col tonno o gli spaghetti al ragù di mare”.

Per essere certi di scegliere un prodotto di qualità badate che il pesce abbia una carne dalla consistenza soda ed elastica, le branchie di colore rosso o rosato e umide e gli occhi non secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole. “Infine, meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne mentre – conclude la Coldiretti – per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso”.

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